La parola SOA è morta

In questi primi giorni del 2009 si è scatenato un certo dibattito intorno alle SOA. Alcuni importanti analisti sostengono infatti che la SOA, l'architettura sulla  quale sono stati realizzati ingenti investimenti, sia definitivamente morta.

Anne Thomas Manes, vicepresidente di Burton Group, in un articolo spiega come la parola "SOA" non richiami più nella mente dei manager che la ascoltano "prestazioni spettacolari", ma un investimento che non ha dato i risultati sperati.

Gary Barnett dà una risposta particolarmente interessante, partendo da un assunto: dire che la SOA è morta è come dire che l'arte è morta. Con il termine SOA ci si riferisce infatti ad una filosofia che da luogo ad un'architettura tecnologica sulla quale si basano nuovi prodotti e nuovi modi di intendere i software di gestione.

Quindi, dato che per SOA intendiamo l'insieme di applicazioni interoperanti , sostenere che la SOA sia morta è quanto meno affrettato. Infatti anche la stessa Manes concorda nel dire che proprio dell'architettura SOA sono figli il BPM, il cloud computing, e il SaaS, elementi che costituiscono il futuro dell'Information Technology.

Insomma, se la parola SOA ha stancato, questo fa parte anche del gioco delle "etichette"; quello che comunque rimane è il contenuto della parola: l'evoluzione del software gestionale che prevede di rendere indipendente il livello dei processi da quello delle applicazioni.
E questo è un percorso che non si ferma.

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