Il direttore della produzione non legge le email

di Alessandro Guidi

Qualche tempo fa mentre discutevamo con il responsabile della Qualità di una media azienda è uscita la battuta: "il nostro direttore della produzione non legge le email". A prima vista appare un atteggiamento anarchico e forse lo è. Potrebbe tuttavia essere considerato uno spunto che induce riflessione.

Le nostre caselle di posta elettronica sono ormai diventate un repository documentale. Offerte, documenti, procedure aziendale vagano di pc in pc attraverso la posta elettronica. Sempre più spesso quando si deve ricercare un documento lo ricerchiamo nella posta elettronica. Potremo definire, eufemisticamente, uso distorto di uno strumento. Le informazioni si sparpagliano e  sono spesso inaffidabili. Un uso più nobile  della posta elettronica avviene quando diventa semplicemente un alert di un evento.

In questo caso l'evento, la serie degli eventi del processo che intendo seguire saranno supportati da un software che segue il processo stesso. In altre parole la email è la mia "segretaria personale" che mi avvisa se qualcosa non rientra nei parametri previsti e/o concordati oppure se è arrivato il mio turno nella catena delle attività previste.

Forse il nostro direttore della produzione in questo modo leggerebbe le email con più facilità. Oppure l'azienda si accolla l'onere di pagare la segretaria personale al nostro direttore.

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