Concretezza, astrazione e impresa

di Alessandro Guidi - Presidente Micronix Network S.C.
I miei soci mi accusano talvolta di essere poco concreto. Ed hanno ragione.
E' una dannazione essere costretti a dover guardare a ciò che accade dopo domani.
Un'attività che nei momenti di crisi sembra portarti in luoghi distanti dalla realtà.
La spinta alla concretezza avvicina invece all'oggetto.
Concretezza fa immaginare la soluzione di un
problema, la casa che ogni giorno sale di un piano.
Nell'immaginario collettivo concretezza fa il paio con andare avanti, progredire.
Si dice: "...è un uomo concreto, uno che fa, che non si perde in discorsi..."
Ma l'azione, il fare, porta con se il "segreto" della creazione.
Come
l'artigiano o l'artista che con abili mani trasformano materia informe
in oggetto "vitale" anche se ciò che appare è l'ultimo inevitabile gesto: l'opera.
Nelle mano dell'artigiano ogni oggetto è un pensiero. Ogni pensiero diventa una forma.
Quando occorre astrazione?
Tutte le volte che piove attraverso le tegole del nostro tetto.
Tutte le volte che un evento eccezionale scardina la nostra esperienza.
Tutte le volte che le nostre metodiche sembrano inermi alle tempeste del viaggio.
Allora, il pensiero, l'astrazione allontana dall'esperienza, aiutando l'esplorazione di percorsi nuovi altrimenti sconosciuti.
Per questo le nostre imprese, talvolta, hanno anche bisogno di astrazione per guardare oltre i confini della propria esperienza.Quando l'esperienza non è sufficiente!




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