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Banda larga Wisp: incentivi alle imprese in Piemonte
Banda larga Wisp: incentivi alle imprese in Piemonte
Dalla Regione Piemonte arrivano finanziamenti per le imprese che forniscono servizi di banda larga Wisp (Wireless Internet Service Provider) ai Comuni del territorio: l’obiettivo è favorire l’attivazione di progetti innovativi volti a ridurre il digital divide che caratterizza ancora mote zone dell’Italia.
Bando progetti WispPossono partecipare al bando e richiedere i contributi stanziati dalla Regione Piemonte per l’innovazione, tutte le imprese aventi sede nel territorio regionale, iscritte al Registro degli Operatori di Comunicazione (R.O.C.) e già operative come fornitura di servizi di Rete in almeno 10 Comuni.
I finanziamenti sono previsti per interventi inerenti l’acquisizione di nuove tecnologie o servizi tecnico-scientifici e l’applicazione di questi alla produzione.
I contributi sono concessi per interventi che abbiano inizio dopo la presentazione della domanda e si concludano entro due anni dalla concessione degli incentivi.
Incentivi fino a 135mila euroSono concessi incentivi per finanziare fino all’80% delle spese totali, e il tetto massimo è fissato per 135 mila euro.
La percentuale varia a seconda della percentuale di centri abitati dove sia presente solo una copertura satellitare, mentre i contributi possono essere utilizzati per l’acquisto di macchinari e brevetti, servizi di consulenza, spese relative al personale dipendente compresi i costi di viaggi e trasferte finalizzate alla realizzazione del progetto.
Le imprese interessate a partecipare al bando possono compilare la domanda online e spedirla entro 5 giorni a Finpiemonte S.p.A., dal 20 febbraio al 28 giugno 2013.
Il bando è scaricabile dal sito della Regione Piemonte
Asus Zenbook UX31, ultrabook elegante e potente
Asus Zenbook UX31 si propone quale membro di spicco della famiglia di ultrabook, grazie al look elegante abbinato a prestazioni di rilievo.
Il display da 13,3 pollici favorisce il contenimento delle dimensioni, pari a 325 x 233 x 90 millimetri, mentre il peso di soli 1,4 chilogrammi rende facilmente trasportabile il device.
Per restare allo schermo, la risoluzione massima supportata è di 1.600×900 pixel e si caratterizza per l’ottima luminosità. Ciò lo rende pertanto ben leggibile in ogni situazione operativa, anche se sarebbe stato preferibile di tipo opaco.
Asus Zenbook UX31 è dotato di un processore Intel Core i7-2677M operante alla frequenza di clock di 1,8 GHz, il quale può contare su 4 GB di RAM non espandibili.
La scheda video Intel Graphics HD 3000 consente di eseguire in modo adeguato la maggior parte degli applicativi d’ufficio, merito anche della funzionalità Turbo che le consente di operare sino a 1,2 GHz.
Lo storage è affidato al SSD da 256 GB, elemento in grado di elevare notevolmente le prestazioni in termini di scambio dati e tempi di avvio delle applicazioni.
La connettività si esprime primariamente attraverso l’interfaccia Wi-Fi 802.11 b/g/n, il modulo Bluetooth 4.0, la porta micro HDMI e le prese USB 2.0 e 3.0.
La tastiera di Asus Zenbook UX31 risulta ben concepita sul piano ergonomico e i tasti sono sufficientemente separati per favorire la digitazione da parte dell’utente.
Un’ultima considerazione concerne la batteria, che con i suoi 6.840 mAh fa raggiungere l’autonomia massima di 7 ore con un carico di lavoro ridotto.
Tags: asus asus zenbook ux31 ultrabook windows
Certificati verdi, in consultazione la bozza
In consultazione le versioni in bozza dei certificati verdi
La bozza del principio contabile nazionale “I certificati verdi” e la bozza del Principio contabile nazionale “Le quote di emissione di gas ad effetto serra” sono state messe in consultazione fino al 10 aprile.
A deciderlo è il Consiglio di Gestione dell’OIC, che si interroga sui meccanismi di mercato volti a incentivare interventi di salvaguardia ambientale che consentano una riduzione delle emissioni atmosferiche dannose attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili di energia elettrica, l’incremento dell’efficienza energetica dei processi industriali e l’applicazione di nuove tecnologie.
L’obiettivo è quello di approfondire le problematiche sui titoli emessi a favore dei produttori di energia pulita (certificati verdi) e delle quote di emissione di gas a effetto serra (certificati grigi).
In merito ai certificati verdi, la bozza di principio contabile intende dare indicazioni sul loro trattamento contabile per parte l’impresa produttrice (oppure importatrice) di energia elettrica da fonte rinnovabile e da parte dell’impresa trader di tali certificati.
In merito ai certificati grigi, invece, la bozza fornisce indicazioni sul oro trattamento contabile da parte dell’impresa che possiede impianti industriali che producono gas serra.
Apprendistato in Italia: verso l’assunzione a tempo indeterminato
Apprendistato: 542 mila i giovani assunti dalle imprese
Il Ministero del Lavoro, in collaborazione con ISFOL e INPS ha fotografato lo stato dell’arte dell’apprendistato in Italia: nel 2010 i contratti di apprendistato in essere nelle imprese sono stati 542 mila (-8,9% sul 2009, corrispondente a 50.000 rapporti di lavoro venuti meno), di cui 303.033 al Nord, 141.192 al Centro e 97.649 al Sud.
Attualmente, quindi, i contratti di apprendistato rappresentano il 15% degli occupati tra i 15 e i 29 anni d’età. I dati fanno riferimento alle denunce retributive mensili (EMENS) presenti nell’archivio INPS.
Il “XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato” ha anche registrato una tendenza in flessione nel 2010: -17%, dovuto soprattutto alla componente dei lavoratori minorenni occupati nelle aziende artigiane.
Nel 2010 il 43% dei rapporti di lavoro in apprendistato riguardava la componente femminile. Analizzando solo i lavoratori con meno di 18 anni, le donne erano il 25,7%; tra quelli nella fascia 18-24 anni il 39,5%; nella fascia 25-29 il 48,1%; oltre i 29 anni il 50,7%.
Tipologie di contratto di apprendistatoNel 2010 si è registrato un aumento dei contratti di apprendistato trasformati in contratti a tempo indeterminato pari a +12,3%, per un totale di 177.000 lavoratori. L’incremento maggiore si è registrato al Centro (+19,6%), quello minore nel Mezzogiorno (+5,4%).
A livello di genere, per le donne l’aumento è stato del +13,5%, per gli uomini del +11,5%. In generale una percentuale di apprendisti assunti a tempo indeterminato più alta rispetto agli altri contratti atipici.
Tra i diversi tipi di contratto di apprendistato, quella più diffusa è l’apprendistato professionalizzante (art. 49). Tra gli impiegati con questa forma contrattuale 7.700 sono minorenni.
L’alto apprendistato (art. 50) riguarda solo un centinaio di unità, mentre il contratto per l’espletamento del diritto-dovere di istruzione e formazione per consentire il conseguimento di una qualifica professionale ai giovani di età compresa tra 15 e 18 anni (art. 48) non sembra ancora trovare una grande applicazione, tranne per le intese siglate nella Regione Lombardia nel settembre 2010 e nella Regione Veneto nel marzo 2011.
Trova invece ancora largo impiego l’apprendistato di tipo tradizionale regolato dalla precedente normativa (legge 196/1997).
FormazioneLo scopo dei contratti di apprendistato è di formare i lavoratori di domani. Allo scopo il 39% delle risorse destinate alle politiche attive per il lavoro vengono spese per le sotto-contribuzioni e per la formazione degli apprendisti.
Più in particolare un apprendista su quattro risulta iscritto alle attività di formazione pubblica. Su questo fronte le differenze territoriali sono piuttosto marcate, con il 15% degli attestati registrati tra il Centro ed il Mezzogiorno e i picchi di Province come Bolzano (84%) e Trento (80%), o Regioni come il Friuli Venezia Giulia (75%) e l’Emilia Romagna (66%).
«La formazione in apprendistato è ancora un punto debole in molte parti d’Italia mentre questa tipologia contrattuale costituisce uno strumento cruciale per l’acquisizione di competenze da parte dei giovani. È molto importante sviluppare anche l’apprendistato per il diritto-dovere di istruzione e formazione, che può contribuire ad affrontare il dramma dei Neet, cioè di coloro che sono al di fuori sia del mercato del lavoro sia del sistema formativo.
Penso soprattutto a quel 19% di giovani Italiani che abbandona gli studi dopo la licenza media e rischia di rimanere emarginato dalla vita professionale e di confluire in condizione di povertà ed esclusione sociale. L’apprendistato, viceversa, è uno strumento che può far emergere il talento anche di quei giovani che hanno difficoltà con l’apprendimento scolastico tradizionale».
È il commento del Direttore generale dell’ISFOL Aviana Bulgarelli ai dati emersi nel Rapporto sull’apprendistato.
Fonte: XII Rapporto di monitoraggio sull’apprendistato
Telelavoro: le novità della Legge di Stabilità 2012
Telelavoro le novità normative introdotte con la Legge di Stabilità 2012
Si riprende a parlare di telelavoro dopo l’accordo firmato l’anno scorso dall’ex ministro del Lavoro Maurizio Sacconi che introduceva forme di flessibilità che prevedono l’applicazione del telelavoro al posto dei congedi parentali.
Quello che l’ex ministro aveva intenzione di fare era la rimodulazione degli orari di lavoro con l’obiettivo di migliorare la conciliazione dei tempi di lavoro e famiglia. E qui entra in discussione il telelavoro, la cui normativa è stata aggiornata dalla Legge di stabilità 2012.
Vantaggi del telelavoroLa causa del mancato decollo del telelavoro in Italia è sicuramente nei problemi culturali. Con il telelavoro, infatti, l’azienda, perderebbe il “controllo” del dipendente. Il problema è che una parte le nostre tradizioni sono saldamente ancorate ad un modo di lavorare arcaico e postbellico che pone come fondamenta la mancanza di fiducia nel lavoratore, la timbratura del cartellino e la presenza in ufficio.
Eppure il telelavoro rappresenta un volano di crescita e sviluppo per le imprese. Grazie a Internet e telelavoro, infatti, ognuno può essere produttivo da qualunque parte del mondo e in qualunque momento della giornata. Si può collaborare in rete su progetti che possono essere modificati, scambiati ed elaborati.
Quali i vantaggi per imprese e lavoratori? Conciliazione delle esigenze familiari e aziendali, flessibilità, miglioramento della produttività delle imprese, risparmio ed efficienza. L’Italia è comunque lontana dagli standard europei. Solo il 4% circa della forza lavoro, ossia 800.000 persone, è occupata nel telelavoro.
Dal punto di vista normativo il telelavoro è un contratto di lavoro subordinato a domicilio solitamente svolto tramite l’utilizzo di un computer collegato alla rete aziendale. Fa riferimento all’Accordo Quadro del 2004 e alla Legge n. 183 del 12 novembre 2011 conosciuta anche come Legge di stabilità 2012. In particolare la norma tende a migliorare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro con specifico riferimento a disabili e lavoratori in mobilità proprio tramite l’introduzione del telelavoro. L’azienda che sceglie di assumere dipendenti in telelavoro deve offrire loro le stesse garanzie e benefit di chi lavora in ufficio.
Contratto di telelavoroIl contratto di telelavoro da redigersi per iscritto deve essere frutto di un preventivo accordo tra impresa e lavoratore e può essere l’evoluzione di un contratto di lavoro tradizionale. Ciò vuol dire che, previo accordo tra le parti, il contratto di lavoro può essere trasformato in contratto di telelavoro. Il mancato accordo tra le parti non può costituire presupposto per risoluzione del contratto.
Obblighi del datore di lavoroL’Accordo Interconfederale pone importanti doveri e obblighi in capo al datore di lavoro. In particolare prevede la consegna al telelavoratore delle relazioni informative conformi alle direttive 91/533/CEE nonché copia del contratto collettivo applicato e descrizione della prestazione lavorativa.
Il datore di lavoro è infine tenuto a formare il telelavoratore circa gli strumenti tecnici cui disporrà, dovrà adottare misure idonee a prevenire l’isolamento del telelavoratore rispetto agli altri lavoratori dell’azienda mediante periodici incontri e riunioni con i colleghi e con il proprio responsabile.
Particolare rilievo assumono le norme in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro poiché il datore di lavoro è responsabile della tutela della salute e della sicurezza professionale del telelavoratore. Pertanto il lavoratore dovrà essere formato nel rispetto della normativa vigente anche relativamente al corretto uso di videoterminali e delle pause di lavoro stabilite dalla legge.
L’Accordo interconfederale autorizza il datore di lavoro, le rappresentanze dei lavoratori e le autorità competenti ad accedere, previo avviso e consenso da parte del lavoratore, ai locali in cui viene svolto il telelavoro al fine di verificare la corretta applicazione della normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro da parte del lavoratore.
L’impresa che impiega personale con la formula del telelavoro deve garantire loro pari trattamento e medesimi diritti dei lavoratori che svolgono attività presso i locali dell’impresa comprese le opportunità di carriera, l’orario di lavoro e le attività sindacali.
Di norma, salvo diversi accordi fra le parti, è il datore di lavoro a sostenere tutti i costi necessari a permettere il regolare svolgimento del telelavoro: software, hardware, connessione a Internet, adeguamento al D. Lgs. 81/2008 dei locali in cui viene svolto il telelavoro. Resta inteso che ogni accordo va chiarito prima dell’inizio delle prestazioni lavorative. Tuttavia, l’Accordo quadro stabilisce quali oneri sono di esclusiva competenza dell’azienda come ad esempio le spese per la protezione dei dati o i danni agli strumenti di lavoro.
CRIF e SOSE: nuovi servizi per aziende di credito
Dal sodalizio tra CRIF - azienda specializzata nei sistemi di informazioni creditizie e di supporto decisionale - e SOSE - società concessionaria del Ministero dell’Economia e delle Finanze per l’elaborazione degli studi di settore - e l’unione delle rispettive competenze, nasce una nuova gamma di prodotto e servizi rivolti al sistema bancario nazionale, a supporto particolare delle Pmi.
Le soluzioni CRIF andranno infatti a supporto del sistema bancario per la valutazione e gestione del credito alle Piccole e Medie Imprese, arricchendosi di nuove fonti informative e analisi di tipo settoriale e territoriale messe a disposizione da SOSE.
Grazie ai confronti settoriali messi a punto da SOSE, CRIF potrà così ampliare e arricchire la propria gamma di soluzioni per la valutazione delle imprese. Inoltre, il know-how e l’expertise di CRIF nella valutazione e gestione del rischio di credito delle imprese, combinati con il patrimonio informativo e le competenze statistico-economiche di SOSE, potranno offrire nuove opportunità nella valutazione del contesto micro-economico delle imprese.
Le analisi settoriali e territoriali arricchiranno quindi i contenuti di EURISC 2.0 - la soluzione innovativa del Sistema di Informazioni Creditizie di CRIF - e di Sprint - il sistema di application processing standard di riferimento sul mercato finance per la valutazione e gestione del credito. Ciò consentirà agli operatori di conoscere e gestire meglio le imprese, attraverso il loro posizionamento rispetto a gruppi benchmark.
Tags: aziende crif sose studi di settorea valutazione delle imprese
Contratti di rete: formazione per imprese toscane
Sostegno alle reti di imprese in Toscana
La Camera di Commercio di Pisa avvia un percorso formativo destinato a promuovere l’attivazione di reti di impresa nel territorio provinciale: iniziativa che rappresenta un’ottima opportunità per le imprese locali di comprendere i benefici e i vantaggi dei contratti di rete.
Avvio di contratti di retePossono partecipare all’iniziativa le aziende iscritte alla Camera di Commercio di Pisa che desiderano avere supporto informativo e gestionale per costituire una rete di imprese.
La CCIAA pisana si propone infatti di selezionare le imprese e guidarle nel percorso che porterà alla sottoscrizione di un contratto di rete, valutando sia gli obiettivi sia il modello organizzativo alla base della rete.
Unico requisito per partecipare al percorso formativo – per il quale non sono previsti costi da parte delle aziende interessate – è proporre una rete di almeno tre imprese, delle quali almeno una sia iscritta regolarmente presso la Camera di Commercio di Pisa.
Le domande possono essere inoltrate fino al 20 febbraio 2012.
Maggiori informazioni sul percorso formativo sono reperibili nel sito della Cam Com di Pisa
Il mercato italiano dell’Efficienza Energetica
Efficienza energetica: strumenti e prospettive
Nei giorni in cui il rischio di mancato approvvigionamento di gas naturale come fonte energetica per l’allarme maltempo, i dati del Rapporto Enea sull’efficienza energetica in Italia – redatto sulla base dei dati disponibili al 31 dicembre 2011 – gettano una luce tutt’altro che funesta sul panorama nazionale, che vanta risultati positivi rispetto agli obiettivi energetici imposti dall’Europa, con ottime prospettive future.
Il rapporto passa in rassegna gli strumenti nazionali per l’efficientamento energetico valutandone l’efficacia, analizza il raggiungimento degli obiettivi nazionali di risparmio e delinea i margini di miglioramento per ogni settore di mercato e per ogni regione.
Strumenti di efficientamentoSecondo il rapporto, i cinque strumenti che facilitano l’efficienza energetica adottati a livello nazionale in Italia sono stati finora:
- standard minimi di prestazioni energetiche negli edifici (D.lgs 192/95)
- detrazioni fiscali del 20%
- detrazioni del 55% per interventi di riqualificazione energetica
- certificati bianchi (TEE)
- incentivi per l’acquisto di auto ecologiche
I più performanti ai fini del risparmio energetico sono risultati gli obblighi in edilizia e i certificati bianchi (TEE).
Se si guarda invece a quali misure abbiano maggiormente contribuito al taglio dei consumi in rapporto all’investimento effettuato, i più vantaggiosi sono stati le detrazioni del 55% per interventi di riqualificazione energetica sugli edifici esistenti e i certificati bianchi. Pollice verso, invece, per gli eco-incentivi per l’auto.
Settori interessatiL’aumento di efficienza energetica nelle realtà imprenditoriali e industriali permette non solo di risparmiare sui consumi propri e del Paese ma contribuisce nel tempo a quel processo di affrancamento dell’Italia dalla dipendenza energetica nei confronti dei fornitori esteri, che coprono oggi l’85% del fabbisogno italiano.
I settori che hanno registrato nello scorso biennio le performance migliori in termini di risparmio energetico sono stati quello dell’Edilizia, che ha registrato un forte incremento delle installazioni di impianti di riscaldamento efficiente, e il Terziario, grazie all’adozione di standard di prestazioni energetiche contro gli sprechi.
L’Industria ha potuto invece contare sul rinnovamento tecnologico, con l’installazione di impianti di cogenerazione al alto rendimento, di motori elettrici ad alta efficienza e il recupero del calore. Infine, il settore Trasporti ha svecchiato il parco autoveicoli acquisendo nuove vetture più ecologiche.
Scenario e prospettiveOltre a fotografare lo stato dell’arte nel processo di adozione di efficaci misure per la gestione dell’energia atte al miglioramento del rapporto costi/benefici, il rapporto cerca di stimolare l’introduzione di politiche energetiche mirate.
Questo perché, se è vero che l’Italia ha ampiamente superato gli obiettivi al 2010 del Piano per l’efficienza energetica (PAEE) del 2007, c’è anche da dire che parte del successo è dovuto alla crisi che ha spinto le imprese a rivedere i costi e a introdurre politiche di efficientamento. Non da poco, inoltre, il contributo offerto dalle detrazioni fiscali a sostegno, come il bonus energia (detrazione 55%)
In realtà, il rapporto tra PIL e consumi energetici non è poi migliorato così tanto negli ultimi 20 anni, ed è bene ricordare che, anche se gli obiettivi per il 2016 saranno probabilmente centrati, il target europeo del 2020 è ben più “sfidante”, prevedendo infine una riduzione delle emissioni dell’80% al 2050.
OstacoliA complicare le cose, ci sono da segnalare ancora numerosi ostacoli che possono impedire la piena attuazione di politiche in favore dell’efficienza energetica, in primis l’eccesso di burocrazia, i forti limiti a liberalizzazioni e privatizzazioni nel settore Energia, le forti accise applicate ai prodotti energetici.
Il commissario Enea, Gianni Lelli, ha dunque proposto di rendere più stringenti gli obiettivi a breve termine e di adottare un approccio sistemico per promuovere l’efficienza nel modo più efficace possibile, auspicando la proroga delle detrazioni e dei relativi decreti attuativi.
Riforma del Lavoro: tra posto fisso e competitività
Elsa Fornero: la Riforma del Lavoro deve andare avanti
Entra nel vivo la Riforma del Lavoro, accompagnata da un dibattito particolarmente acceso, alimentato dalle esternazioni del premier Mario Monti e dei ministri Elsa Fornero e Anna Maria Cancellieri.
Flessibilità, articolo 18, contratti, ammortizzatori sociali: i temi in discussione presso il tavolo aperto al Ministero del Welfare sono molti, anche se le varie dichiarazioni ministeriali tendono a far ruotare questa “fase mediatica” intorno al tema del posto fisso.
Le prossime giornate saranno importanti per capire come si stanno definendo le diverse posizioni in campo sulla riforma del lavoro.
Oggi, 7 febbraio, sia sul fronte sindacale sia su quello imprenditoriale la giornata è stata dedicata più che altro a tavoli tecnici, probabilmente in vista del prossimo vertice al Ministero.
Prima però si incontreranno sindacati e imprenditori (questa volta non ci sarà solo Confindustria, ma anche Rete Imprese Italia, ovvero le Pmi, l’Abi, ovvero le banche, l’Ania, assicurazioni): e in questa sede presumibilmente si cercheranno i punti comuni da valorizzare in sede di tavolo ministeriale. Appuntamento, quest’ultimo, che con ogni probabilità verrà fissatoper i primi giorni della prossima settimana, a ridosso della metà di febbraio.
Del resto, forse l’unico dato certo emerso dall’incontro del 2 febbraio al ministero è stato, oltre a una sempre più precisa definizione dei temi sul tavolo, quello relativo ai tempi: due o tre settimane, ha dichiarato il ministero Elsa Fornero.
Da quel giorno, bisogna dirlo, il dibattito “pubblico”, che forse sarebbe meglio definire mediatico, si è concentrato prima sulle dichiarazioni di Monti, che ha definito “monotono” il posto fisso, e poi sui successivi interventi di due ministri, la stessa Fornero e la titolare degli Interni Anna Maria Cancellieri.
La prima relativa all’illusione del posto fisso che non esiste più, la seconda sui giovani che vorrebbero ancora il posto fisso vicino a mamma e papà, che ricalca un pò quella famosa frase sui “bamboccioni” di Tommaso Padoa Schioppa.
Poi, a gettare acqua sul fuoco è nuovamente intervenuto Mario Monti: «Mi sfugge quale potrebbe essere la ragione o l’intento da parte del Governo di esasperare alcunchè in generale e, in particolare, in una materia così sensibile e socialmente cruciale come il mercato del lavoro». La stessa Cancellieri ha rettificato, parlando di «frase infelice» che non intendeva «mancare di rispetto».
Ma nel frattempo, il tam tam su organi di stampa, schermi televisivi, pagine web e social network è imperversato. Senza risparmiare un colpo basso al ministro Fornero, la cui figlia, Silvia Deaglio, ha un “posto fisso” all’università di Torino (con ottimo curriculum, completo di master negli Usa e numerose pubblicazioni, ma si tratta comunque dell’università in cui insegnano sia la madre che il padre, l’economista Mario Deaglio, e difficilmente la circostanza poteva non venire fuori nel bel mezzo di cotanto dibattito).
Al di là del dibattito, peraltro importante visto che si sta mettendo mano a quella che promette di essere una importante riforma del mercato del lavoro, quel che conta saranno le misure che alla fine verranno decise.
Partiamo dal tema che al momento sembra più caldo, l’articolo 18. Sembra, ma la prudenza è d’obbligo vista la delicatezza del tema e della fase, che si inizino a intravedere delle ipotesi di accordo.
La posizione degli imprenditori è nota: Confindustria ritiene che l’articolo 18 (che impedisce il licenziamento senza giusta causa nelle aziende oltre i 15 dipendenti) vada «rivisto in modo serio» anche per rendere il mercato del lavoro italiano maggiormente in linea con quello europeo.
Rete Imprese Italia sottolinea che non si debba farne un fatto ideologico, e fa notare che «una gran parte delle imprese italiane, ad esempio le piccole e medie imprese, non hanno questo vincolo» e, sottolinea il presidente Marco Venturi, «non mi pare che nelle piccole imprese ci sia un precariato diffuso».
Le novità degli ultimi giorni, forse bisognerebe dire le aperture, arrivano dal fronte sindacale: nessuna delle tre sigle confederali è disposta a cancellare l’articolo 18, ma il leader della Cisl Raffaele Bonanni ha introdotto il concetto di “manutenzione”, ad esempio rivedendo «i tempi del giudizio e alcuni aspetti che riguardano il giudizio», che è stato già raccolto dal leader della Uil, Luigi Angeletti. Il quale apre a una possibile riscrittura dell’articolo 18, che continuando a tutelare il lavoratore dai licenziamenti discriminatori apra invece alla possibilità di licenziamenti per ragioni economiche.
Resta più rigida la posizione della Cgil, che tuttavia non sta minacciando di lasciare il tavolo. Susanna Camusso ribadisce la difesa dell’articolo 18 ma ammette, ad esempio, che «le cause di lavoro non possono durare un tempo infinito».
Fra le ipotesi attorno alle quali sembra si tenterà la ricerca di un consenso, quella di tenere l’articolo 18 ma di modifiarlo rendendo più facili i licenziamenti per motivi economici (crisi aziendale), dietro il pagamento di un indennizzo economico.
Ma sembra anche probabile che, essendo l’articolo 18 l’argomento più spinoso, non sia il primo tema che verrà affrontato dalle parti, che magari cercheranno prima di trovare punti di incontro su altre materie (apprendistato, contratti, ammortizzatori sociali) e solo alla fine affrontare l’argomento licenziamenti.
Emerge, forse, dal clima di questi giorni, una generale volontà di arrivare a un accordo, anche in considerazione del fatto che il Governo ha detto chiaro e tondo che intende comunque fare la riforma.
Obiettivo: rendere più europeo il mercato del lavoro italiano. In effetti nelle classifiche sulla competitività il fardello numero uno dell’azienda Italia è proprio rappresentato dal mercato del lavoro.
Secondo il consueto report annuale del World Economic Forum l’Italia, che è considerata 43esima al mondo nella classifica generale della competitività, considerando il solo mercato del lavoro è al 123esimo posto (su 142 paesi). I motivi principali sono: la scarsa flessibilità nella determinazione dei compensi, le regole troppo rigide di assunzione e licenzimento, il rapporto fra stipendio e produttività, il livello di coooperazione fra le parti sociali (imprese e lavoratori).
Liberalizzazioni in Italia: +8% di produttività
Liberalizzazioni, le stime dell'Ocse sulla produttività
A sostenere il pacchetto liberalizzazioni di Monti, nonostante la folta schiera dei contrari, si è aggiunta l’Ocse: una volta che le misure per la crescita e la concorrenza andranno a regime, l’aumento della produttività è stimato in misura pari a +8% in 10 anni.
Liberalizzazioni«Quasi la metà di questo guadagno di produttività potrebbe derivare dalla sola liberalizzazione dei servizi professionali»: a spiegarlo è stato il segretario generale dell’Ocse Angel Gurria in conferenza stampa alla presenza del presidente del Consiglio Mario Monti.
Per avvalorare la propria tesi Gurria ha preso ad esempio altri Paesi che «hanno tratto benefici da misure simili. Per esempio in Svezia, la liberalizzazione dei monopoli, il rafforzamento della normativa per la concorrenza, la riforma della normativa su taxi, aviazione civile, telecomunicazioni, ferrovie, servizi postali e settore elettrico hanno aumentato la produttività di quasi lo 0,5% all’anno nel periodo 1988- 2007».
In realtà, sulle liberalizzazioni le opinioni sono discordi: da una parte c’è il Governo che difende con forza l’incisività del pacchetto per la crescita delle imprese, appoggiato ora anche dall’Ocse dopo UE, Fmi e Confindustria; dall’altra ci sono le Pmi e Bankitalia che bocciano Monti ritenendo che abbia messo in campo misure solo per i giovani, e ci sono gli agenti di commercio e gli ordini professionali che chiedono al Governo modifiche al decreto liberalizzazioni.
Riforma del lavoroL’Ocse ha comunque scelto di appoggiare il governo italiano. Positiva, infatti, anche la sua opinione in merito alla Riforma del mercato del lavoro di Monti e Fornero: «potrebbe portare ad un aumento della produttività e dell’occupazione, soprattutto per i gruppi meno protetti, come i giovani». In più le riforme apportate dal governo Monti sul fronte fiscale, con la lotta all’evasione e la messa in campo di strumenti come spesometro e redditometro, spianeranno la strada alla crescita dell’Italia.
Anche su questo fronte Gurria ha portato l’esempio dell’estero: con la lotta all’evasione fiscale il Regno Unito è riuscito a risparmiare più di 12 miliardi di sterline in 5 anni.
«Le riforme introdotte servono all’Italia e all’Europa. Liberare risorse in favore della crescita e aumentare la concorrenza è indispensabile per risolvere la crisi dell’euro», ha concluso Gurria.
Ovviamente soddisfatto il premier Monti ha risposto che «in un momento in cui singole categorie si sentono a disagio per le misure del Governo è importante che l’Ocse possa dare una speranza ai soggetti interessati perché da queste riforme vengano in generale benefici di crescita senza aspettare molto» e ha sul fronte degli attacchi da parte dei sindacati ha aggiunto che «stiamo cercando con la riflessione e il dialogo con le parti sociali di trovare la via migliore perché anche i punti mercato del lavoro e ammortizzatori sociali possano dare il loro contributo alla crescita e alla disoccupazione giovanile».
Calcolo IRAP in base al bilancio: opzione entro febbraio
IRAP: entro il 29 febbraio si può esercitare l'opzione per il calcolo in base al bilancio
Scade il 29 febbraio 2012 la possibilità per gli imprenditori individuali e le società di persone in contabilità ordinaria di scegliere di determinare la base imponibile IRAP in base al bilancio (ex art. 5 del DLgs. 446/97) e non alle regole in vigore per le società di persone e degli imprenditori individuali. L’opzione non può però essere esercitata dai soggetti in contabilità semplificata (ai sensi dell’art. 18 del DPR 600/73)
Come di consueto, tale opzione sull’IRAP può essere esercitata entro il sessantesimo giorno dall’inizio del periodo d’imposta di riferimento, ma la novità del 2012 è che la scadenza fiscale cade il 29 febbraio e non il 1° marzo come di solito: la motivazione risiede nel fatto che il 2012 è un anno bisestile.
La scadenza per l’invio della comunicazione, nel caso di società di persone neo-costituite, è fissata dunque a 60 giorni dall’inizio del primo periodo di imposta o, per gli imprenditori individuali che iniziano l’attività in corso d’anno, dalla data di inizio attività (ex art. 35 del DPR 633/72).
A parte la data, non ci sono altri cambiamenti per la comunicazione 2012: la modalità di presentazione del modello rimane la stessa: la trasmissione deve avvenire esclusivamente in via telematica all’Agenzia delle Entrate, eventualmente facendo ricorso agli intermediari abilitati.
Ricordiamo poi che, una volta optato per la determinazione della base imponibile IRAP in base al bilancio, non è possibile cambiare idea per i successivi tre anni d’imposta. In totale l’opzione vale per un triennio, infatti, dopo di che verrà ritenuta tacitamente rinnovata per altri tre anni d’imposta a meno che l’imprenditore non presenti esplicita richiesta di determinare la base imponibile IRAP in base alle regole proprie delle società di persone e degli imprenditori individuali.
Il calcolo IRAP in base al bilancio, non potendo essere scelto dai soggetti in contabilità semplificata, obbliga chi esercita l’opzione a rimanere nel regime di contabilità ordinaria per tutto il triennio, nel caso specifico per il periodo 2012-2014.
Microsoft Office 2010 in offerta per le Pmi
Microsoft Office 2010 in offerta alle Pmi in multilicenza
Microsoft Office 2010 è ora disponibile in una versione dedicata alle piccole e medie imprese a costi vantaggiosi. Fino al 29 febbraio 2012, infatti, è possibile acquistare in offerta Microsoft Office Small Business Basics 2010 a 199 euro (Iva esclusa).
Microsoft Office Small Business Basics 2010 è pensato per potenziare la produttività dei collaboratori e migliorare la comunicazione con clienti e partner, a tutto vantaggio del business.
La suite comprende: Microsoft Word 2010, Microsoft Excel 2010, Microsoft Outlook 2010 con Business Contact Manager e Microsoft OneNote 2010.
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Fonte: Microsoft
Piano di emergenza gas: stop fornitura per 2mila aziende
Emergenza gas, stop alle forniture di gas per le aziende interrompibili
Il Piano di emergenza gas è scattato e pronto a proseguire fino a sabato 11 febbraio, prevedendo anche lo stop alla fornitura per le aziende interrompibili nonostante la polemica degli industriali che, pur nell’allarme maltempo, non vedono condizioni tali da giustificare un simile provvedimento nei confronti delle imprese italiane, già così penalizzate dal blocco dei trasporti.
A causa della perturbazione siberiana che sta affliggendo la Russia, Gazprom avrebbe dirottato parte delle forniture verso il mercato interno, e avrebbe ridotto l’ approvvigionamento destinato ad alcuni paesi d’Europa, Italia compresa.
Gas: stop per le aziende interrompibiliLe aziende interrompibili – che hanno accettato per contratto il rischio di vedersi ridurre o addirittura tagliare del tutto la fornitura di gas - sono circa 2mila, spesso riunite in consorzi. Nella sola Lombardia, la misura è scattata per circa 700 aziende. Si tratta soprattutto di fonderie, cartiere, imprese dei settori della ceramica e dell’acciaio.
Dopo la protesta di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, preoccupata della penalizzazione per le imprese, è scesa in campo anche Gas Intensive, il consorzio delle otto associazioni di categoria confindustriali dei settori ad alto consumo di gas (che riunisce circa 300 aziende), che sta preparando una lettera di protesta nei confronti del Ministero dello Sviluppo Economico.
Il presidente di Gas Intensive, Piero Culicchi, ha infatti dichiarato: «a quanto ci risulta le condizioni non sono quelle che giustificano, come prima mossa, l’interruzione della fornitura alle imprese».
Anche Culicchi, come Marcegaglia, ritiene che sarebbe stato meglio agire prima sulle riserve disponibili «e inoltre organizzarsi per una gestione ottimale delle infrastrutture, questione molto importante considerato che se ne sta parlando nel Decreto Liberalizzazioni».
Invece, «la scelta dell’interruzione, quando non è strettamente necessaria, significa scaricare sul sistema industriale italiano i costi di un problema che invece con una accurata gestione delle forniture, delle infrastrutture di importazione e degli stoccaggi può essere risolto a monte. Nei mesi scorsi il prezzo più basso del gas in Europa rispetto all’Italia avrebbe dovuto essere sfruttato, facendo il pieno negli stoccaggi, anche in quelli delle aziende assegnatarie di spazio grazie al Decreto stoccaggi. Su questo fronte invece le nostre aziende hanno registrato difficoltà che hanno vanificato le misure approntate dal Ministero».
Il problema è che alla riduzione di forniture dalla Russia si è aggiunto il funzionamento ridotto causa maltempo, del rigassificatore di Rovigo, che copre il 10% del fabbisogno nazionale di gas.
La decisione dell’interruzione è stata presa il 6 febbraio, dal Comitato per il monitoraggio e l’emergenza gas del MiSE, che ha fatto partire questa misura con anticipo rispetto al termine che era stato indicato dal presidente dell’Eni, Paolo Scaroni. Il comitato in questi giorni continuerà ad aggiornarsi con cadenza quotidiana.
Il ministero ha anche deciso di avviare la messa in esercizio di centrali ad olio combustibile, che consentiranno di contenere i consumi di gas a uso termoelettrico. E assicura che queste misure dovrebbero evitare problemi per le utenze domestiche.
Danni all’agricoltura e aumento prezziComunque sia, l’emergenza di questi giorni ha riportato alla luce una serie di problemi del sistema italiano, che dipende dall’estero per il 90% del suo approvvigionamento.
Quella del gas non è l’unica emergenza provocata da quest’ondata di maltempo. Pesante la situazione per il settore agricolo. La Coldiretti, che ieri insieme alla Cia stima almeno 100 milioni di danni per il settore, lancia un allarme relativo agli allevamenti: centinaia di animali sono dispersi dopo i numerosi crolli di strutture e capannoni e almeno un milione rischiano di restare senza acqua e cibo per le difficoltà di approvvigionamento di mangime e per i danni alle condutture.
Per salvare gli animali in pericolo sono intervenuti in molti casi la Forestale e la Protezione Civile, ma per pulire le strade secondarie e garantire l’alimentazione degli animali sono mobilitati anche molti agricoltori della Coldiretti con trattori utilizzati come spalaneve e spandiconcime adattati per la distribuzione del sale contro il gelo.
Infine, i prezzi. La Coldiretti registra un aumento dei prezzi delle verdure intorno al 10% su base mensile (fra l’altro, c’è un servizio sms consumatori, al numero 47497, che fornisce i prezzi più congrui per i diversi prodotti al nord, al centro e al sud Italia).
Evasione fiscale: controlli in dichiarazione dei redditi
Assomiglia ad un avvertimento quello del piano anti-evasione che il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ha presentato ai media: in primavera controlli anche sulle dichiarazioni dei redditi: è questa infatti la nuova strategia che si vuole mettere in campo per il recupero fiscale.
Per nulla difficile, soprattutto adesso che i conti correnti bancari di privati e imprese rappresentano un vero libro aperto per il Fisco.
Sembra che il Fisco miri ai conti correnti che, con le recenti disposizioni, risultano essere a sua disposizione invece di concentrarsi sui capitali portati all’estero: ormai si è in grado di verificare la posizione di tutti i contribuenti e, con la prossima dichiarazione dei redditi, scatteranno i controlli nei confronti degli evasori.
Ma prima di spendere così tante energie (e soldi pubblici) nel contrasto all’evasione fiscale non sarebbe opportuno chiedersi per quale motivo maggiore è l’imposizione fiscale e più alto è il livello di evasione? La dolente verità è che molti contribuenti si ritengono autorizzati a evadere per via delle tasse troppo alte. Per cui, più alte sono le tasse più alta sarà l’evasione.
Per quanto spietata e agguerrita sia la lotta all’evasione fiscale c’è da riconoscere nel contribuente evasore un’innata capacità di individuare soluzioni alternative che gli consentano di evadere o eludere il Fisco che, dominato da un certo senso di frustrazione, le ha provate tutte.
Ultimamente ha anche sguinzagliato i propri detective per mettere in atto veri e propri blitz a Cortina e a Milano. Prima di questo ha studiato la tecnica dello spot pubblicitario, quello dell’evasore parassita per intenderci. C’è stato, addirittura, un periodo in cui il Fisco ha cercato di farseli amici gli evasori, consentendo loro di importare in Italia capitali illegali detenuti all’estero applicando una tassazione vergognosamente bassa.
Quello dei controlli delle prossime dichiarazioni dei redditi non mi sorprende ma darebbe veramente fastidio se tale operazione andasse ad accanirsi prevalentemente contro quei pensionati che commettono errori nel detrarre dal proprio reddito poche decine di euro di spese sanitarie. Se così fosse, questo sarebbe l’ennesimo fallimento del Fisco italiano.
Tags: dichiarazione dei redditi evasione fiscale fisco
Mobile advertising da record in Italia
Mobile advertising da record in Italia
inMobi ha presentato i dati relativi al mercato dell’advertising mobile in Italia per quanto riguarda l’ultimo trimestre 2011: cresce in maniera vertiginosa il mercato della pubblicità su smartphone con un trend di crescita che non accenna a diminuire ed un’attrazione fatale degli Italiani per i dispositivi Apple.
Anche in Italia il mobile advertising mostra un consolidamento senza precedenti (+390% solo per quanto riguarda le impression).
Il fenomeno che desta maggiore interesse è però quello degli smartphone, la cui crescita segna +682%.
In Italia, a differenza di quanto rilevato da inMobi su scala mondiale, ella classifica delle impression, a svettare non è Android ma lo smartphone della mela. Al primo posto si posiziona infatti l’iPhone4 (13%), seguito dall’iPhone4S (11,1%) e da Blackberry (7,1%). In quarta posizione l’iPad (4,3%) e il Samsung Galaxy S II (3,7%).
Nella top five dei produttori si impone ancora una volta Apple (36%), seguita da Samsung (33%), Nokia (11%), RIM (7%) e LG (4%), con un trend decrescente rispetto al trimestre precedente.
Nel nostro Paese il sistema operativo mobile più utilizzato è ancora iOS (35,7%), seguito a ruota da Android (34,1%), mentre in terza posizione si trova Symbian (9,2%).
In Italia siamo quindi di fronte ad un mercato in grande crescita, con una penetrazione di smartphone per l’accesso ad Internet tra le più elevate in Europa; è bene pertanto che le aziende «colgano le opportunità che il mobile ha da offrire.
Il dispositivo mobile è diventato una reale commodity da cui nessuno ormai può prescindere e vediamo che, data la vicinanza del mezzo, gli utenti sono molto reattivi nei confronti del mobile advertising.
Si aprono, quindi, nuovi scenari per le aziende per poter creare campagne targetizzate con costi limitati e altissima resa».
Volunia: presentato l’innovativo motore di ricerca
Volunia
Massimo Marchiori, il cui nome compare tra gli autori della tecnologia HyperSearch alla base del PageRank di Google, ha presentato Volunia, l’innovativo motore di ricerca tutto italiano, nato con l’intento di offrire una nuova prospettiva alle ricerche sul Web: nonostante si tratti di uno strumento ancora tutto da scoprire, è subito emerso il suo lato “social” e la sua capacità di rappresentare la Rete attraverso una mappa gerarchica dei contenuti.
La presentazione ha quindi tolto i veli al progetto di Marchiori e, seppure Volunia non risulti ancora aperto al pubblico, ha permesso di osservare da vicino le sue caratteristiche più peculiari.
Innanzitutto, Volunia vuole offrire una visione “dall’alto” del Web, liberando gli utenti dalla gabbia invisibile creata da Google e Facebook. Il motore infatti intende prendere per mano e seguire i movimenti degli utenti all’interno del Web anziché limitarsi a portarli a destinazione, come accade oggi con i principali strumenti di ricerca.
Il Web, se trasformato in una sorta di mappa e visto dall’alto, può essere infatti esplorato con maggiore facilità e più ampi orizzonti, evitando di contestualizzare eccessivamente i contenuti.
Ciò consente non solo di partire da una query e poi organizzare “viaggi” ampi e complessi attraverso una mappa virtuale, ma anche incontrare le persone che condividono le nostre tappe, o con le quali vogliamo condividere il nostro viaggio.
Si evidenzia così il lato sociale di Volunia: se due persone condividono la visione della medesima risorsa sul Web, molto probabilmente avranno degli interessi comuni e quindi motivo di conoscenza reciproca.
Le idee alla base di Volunia appaiono decisamente interessanti, ma per capire il reale valore dello strumento sarà necessario capire veramente quanto i risultati delle ricerche risulteranno efficaci (Massimo Marchiori è padre dell’algoritmo Hyper-Search alla base di Google, quindi le premesse sono decisamente positive) e quanto la possibilità di creare una community legata ai contenuti anziché alle amicizie (come accade in Facebook) possa risultare vincente.
Se davvero il progetto dovesse concretizzarsi con successo, dissipando i dubbi iniziali, le aziende potrebbero cominciare ad esplorare questa nuova “vetrina”, ottimizzando i propri contenuti per ottenere visibilità anche all’interno di questo nuovo motore di ricerca.
FONTE: Webnews
Fondoprofessioni: 60mila euro per la formazione dei dipendenti
Bando 02/09 di Fondoprofessioni: ancora 60 mila euro a disposizione
Formazione specialistica e personalizzata dei dipendenti degli studi professionali: ancora 60mila euro a disposizione per il bando 2009, partito con un plafond di 300mila euro ed ancora con risorse finanziarie da distribuire.
Oltre un centinaio le strutture che hanno già approfittato del bando, ed altre ancora potranno farlo visto che sono ancora 60mila euro per gli studi che vogliono cogliere l’opportunità di formare fino a 3 dipendenti, sviluppandone le competenze specialistiche sui temi più utili allo studio professionale e alla crescita del dipendente.
Il bando 02/09 di Fondoprofessioni ha finanziato finora 110 piani formativi concordati tra datore di lavoro e dipendente, personalizzati e da svolgere direttamente sul posto di lavoro.
E dunque però ancora possibile ottenere risorse per far partecipare i propri dipendenti ai corsi di formazione accreditati presso il Fondo, con l’obiettivo di sfruttare il valore aggiunto che le risorse umane rappresentano per l’organizzazione stessa.
Il contributo concesso copre fino all’80% delle spese per un massimo d 2mila euro nel caso in cui al corso di formazione partecipi un singolo dipendente; 2.500 euro nel caso di due dipendenti; 3.000 euro per tre dipendenti.
Per ottenere il finanziamento è necessario aderire a Fondoprofessioni, riportando la dicitura “FPRO” all’interno della denuncia mensile del flusso UNIEMENS.
Dopo di che, si potrà studiare direttamente con uno degli istituti di formazione accreditati a Fondoprofessioni l’intervento formativo più adatto alla propria attività.
Fonte: Fondoprofessioni
Affidamento di un servizio ..
Affidamento di un servizio di customer care ovvero di una attività informativa di supporto al contribuente moroso



